Ucciso Dall’auto Pirata ma Nessuno ha Pagato

Il Gazzettino 7 marzo 2016

ucciso da auto pirata… Goffredo Macolino , 76 anni, sta attraversando le strisce pedonali all’inizio del cavalcavia del cimitero.

Abita in via Tirana che comincia dall’altra parte della strada. Saranno i suoi ultimi passi. Una Toyota Rav4 gli piomba addosso come una bomba, trascinandolo via per una decina di metri.

La guida un romeno di 23 anni, Cristian Ioan, senza carta d’identità, che in auto ha pure un cacciavite e un piede di porco. É ubriaco fradicio, ed ha appena litigato con altri connazionali.

Furibondo prende via Tirana contromano a tutta velocità e si immette in via Vicenza, svirgolando segnali stradali e guard-rail. L’auto prima di fermarsi va a sbattere contro una Ford dove dento c’è un’intera famiglia e poi contro una Porche. Il romeno scappa. Sarà lui stesso a consegnarsi alla frontiera a Trieste, alcuni giorni dopo. Siccome è incensurato prende quattro anni e mezzo per omicidio colposo e uno e mezzo per ricettazione.

Oggi ne avrebbe presi venti. Lo mettono i carcere a Vicenza, esce il 20 settembre 2014 perché ottiene l’obbligo di firma. Un solo autografo e scappa. Lo riprenderanno in Romania solo due mesi dopo. Ma non è solo questo. Ci sono in questa vicenda “danni collaterali”, che indignano. Ad esempio a quattro anni da quell’incidente i famigliari no hanno ancora ricevuto un euro di risarcimento dalle assicurazioni perché nessuno vuole pagare. Una vecchia chiave d’auto spezzata, senza la parte elettronica che serve per aprire le porte, impedisce ancora oggi ai tre figli e alla convivente di Macolino, di essere risarciti. L’auto investitrice infatti era stata rubata una settimana prima a un falegname dell’Alta.

Il Codice delle assicurazioni stabilisce che alle 24 del giorno della denuncia del furto cessi la copertura. Quindi la Axa, la compagnia assicuratrice, se ne lava le mani. In questi casi si passa al “Fondo di garanzia per le vittime della strada” che viene finanziato con il prelievo forzoso di una quota del premio assicurativo di ciascun contraente.

Le Generali che rispondono per il fondo asseriscono che, anche se l’auto era nel cortile e il cancello è stato forzato, c’era la chiave dentro dunque il furto non è avvenuto contro la volontà del proprietario e l’auto circolava liberamente, circostanze che fanno cadere il risarcimento. A questa tesi si sono sempre opposti gli avvocati Marina Cozzi e Stefano Agostini che difendono la convivente e il broker Nicola Lodi (oggi consigliere comunale) che era al volante della Porche e l’avvocato Gianluca Gabriotti dello studio legale Agazzi Caldera di Venezia che rappresenta i figli. …

ucciso da auto pirata
2017-02-23T16:46:59+02:00 Marzo 10th, 2016|stampa, strada|