Intervento Allo Stomaco, Poi L’infezione Causa Da Un Milione Contro L’ospedale

Domenica 18 settembre 2016, Corriere Del Veneto

causa da un milione contro l'ospedaleIntervento allo stomaco, poi l’infezione causa da un milione contro l’ospedale.

L’odissea di una donna di Cavallino: dopo cinque operazioni in pochi mesi ora è disabile.

Quell’intervento per lei era la possibilità di realizzare un sogno: mettere la parola fine ad un’obesità patologica che le aveva segnato la vita. Ci voleva provare, a 55 anni, e per questo si era rivolta a ciò che credeva il meglio: l’Azienda ospedaliera di Padova e un intervento di “sleeve-gastrectomy”, cioè una sorta di restrizione dello stomaco. Quel sogno è però diventato un incubo per lei, che oggi è gravemente disabile, e per i suoi famigliari e ora M.S. veneziana di nascita e residente a Cavallino-Treporti, dopo aver tentato in tutti i modi di trovare un accordo con l’azienda sanitaria, è pronta a fare causa e chiedere un milione di euro di danni con l’avvocato mestrino Giorgio Caldera.

Tutto nasce nell’ottobre del 2013. La donna era stata ricoverata il 28 di quel mese, il giorno dell’intervento, e avrebbe dovuto essere dimessa dopo appena quattro giorni. Ma poche ore dopo essere uscita dalla sala operatoria, il dramma. Una febbre altissima, che non calava nemmeno con i farmaci. Il motivo, nella ricostruzione del legale della famiglia, si e capito dopo: la donna era stata colpita da una delle complicanze più tipiche di quel tipo di intervento , ovvero una peritonite diffusa causata da fistola gastrica . Le cuciture allo stomaco non avevano tenuto, shock settico.

Da li è iniziato un vero e proprio calvario, anche perché – sempre secondo la famiglia – i medici si sono mossi con colpevole ritardo. “Veniva avviata alla chirurgia unicamente in limine mortis,  quando praticamente era a un passo dal decesso, come ha scritto il loro consulente, il dottor Nico Zaramella. Il primo intervento è stato eseguito solamente a metà dicembre, poi ce ne sono stati altri quattro tra gennaio e marzo. M.S. è stata poi ricoverata fino a metà settembre del 2014, cioè quasi un anno, ma alle dimissioni ha dovuto trascorrere altri lunghi mesi prima all’ospedale civile di Venezia fino a Natale poi al Fatebenefratelli per la riabilitazione.

Ora è a casa, ma non è più autonoma: ha bisogno di aiuto sia per muoversi che per lavarsi e sbrigare le faccende di casa e ha perso il lavoro. Tutta la vicenda ha gettato nella disperazione sia il marito della donna che il figlio, che non ha ancora trent’anni. Prima l’avvocato Caldera ha scritto all’azienda poi si e andati alla mediazione, che però è fallita. Ora si parte con la causa civile, mentre alla Procura della repubblica di Padova pende un fascicolo dopo la querela dei famigliari

 

2017-02-23T16:46:59+00:00 settembre 22nd, 2016|sanità, stampa, strada|