Domenica 12 febbraio 2017, Il Messaggero Veneto

Morì in ospedale 8 medici a processoMorì in Ospedale, 8 medici a processo

La richiesta del pm per i professionisti di Pordenone. “Non hanno eseguito gli esami adeguati”. Ordinata una perizia.

Andrea Fornasier, vivaista di Rauscedo, morì improvvisamente a 37 anni nell’agosto del 2014 mentre era ricoverato in terapia intensiva a Pordenone.

Il pm Marco Bruseganha chiesto il rinvio a giudizio per gli otto medici dell’ospedale Santa Maria degli Angeli che lo ebbero in cura negli ultimi giorni di vita.

Si tratta degli otto professionisti che già all’epoca erano stati iscritti nel registro degli indagati (come atto dovuto) per il decesso dell’uomo. Al tempo, quanto trapelato dopo l’autopsia faceva supporre che la vicenda si sarebbe chiusa senza alcuna responsabilità da parte dei medici. La richiesta della Procura di processare gli otto professionisti dell’ospedale, invece, rappresenta di fatto la riapertura del caso.

La famiglia di Fornasier, seguita dall’avvocato Giorgio Caldera del foro di Venezia, in questi due anni ha sempre chiesto che venisse fatta luce sulla morte del loro ragazzo.

Andrea era stato ricoverato in gravissime condizioni nel reparto di terapia intensiva il 9 agosto 2014 per alcune lesioni al petto. Il suo quadro clinico era andato via via migliorando nel corso dei giorni, tanto che apparentemente si era ripreso e doveva essere spostato nel reparto di chirurgia per proseguire la degenza. Ma poche ora prima del trasferimento, la situazione del 37enne era precipitata. Inutile ogni tentativo di strappare il vivaista alla morte.

Secondo l’accusa i medici, a diverso titolo, non avrebbero impedito – per colpa consistita in negligenza e imperizia – la morte di Fornasier che, secondo quanto accertato dall’autopsia, è stata dovuta a tamponamento cardiaco da lacerazione traumatica dell’aorta discendente. Ai professionisti del Santa Maria degli Angeli viene contestata dalla Procura di Pordenone in particolare la mancata diagnosi del danno traumatico carico dell’aorta intrapericardica e l’omessa esecuzione di un esame strumentale più approfondito – nello specifico una tomografia computerizzata cardiosincronizzata – che, sempre secondo l’accusa, avrebbe permesso di identificare la lesione e di intervenire tempestivamente con le cura del caso.

In Tribunale a Pordenone si è svolta l’udienza preliminare durante la quale il giudice Alberto Rossi, con il consenso di tutte le parti, ha disposto che si proceda con l’incidente probatorio a una perizia medico legale che dovrà stabilire, nel contraddittorio delle parti, la fondatezza o meno dell’ipotesi accusatoria formulata dalla procura.

Ad aprile, dunque, il tribunale conferirà ad un collegio formato da tre specialisti l’incarico di accertare la causa del decesso di Andrea Fornasier e l’eventuale riconducibilità della morte alle prestazioni sanitarie erogate durante il ricovero.

Intanto sul fronte del  risarcimento, l’Aas5 ha lasciato finora insoddisfatte le richieste avanzate dalla famiglia che si accinge quindi a citare in giudizio l’ente davanti al tribunale civile per ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti in seguito alla perdita del congiunto.