Venerdì 15 dicembre 2017, Il Gazzettino

Travolte in pistaTravolte in Pista, Causa a “Nevelandia”

Due donne furono investite da un “gommone” al parco divertimenti invernale di Sappada. Le richieste di risarcimento sono cadute nel vuoto. Prima udienza il 9 gennaio, chiesti 50 mila euro.

Doveva essere solamente una domenica di svago sulla neve. Invece, quella gita a Sappada si è rivelata l’inizio di un calvario tra ospedale, riabilitazione e serrande del negozio chiuso per infortunio. Un incidente avvenuto sulle piste, quello che ha visto come protagoniste due amiche, Patrizia Ghisetti, 37 anni di Venezia, e Marianna Martinello, 34 di Mestre. Il 13 marzo del 2016 erano state travolte da un gommone sulla neve all’interno del parco di divertimenti “Nevelandia”. Fatta la conta dei danni, contattato un legale, l’avvocato Giorgio Caldera, hanno deciso di far causa alla struttura. La citazione per danni al tribunale di Belluno è partita: la richiesta è di 50 mila euro e la prima udienza si terrà il 9 gennaio.

La vicenda.

Quel giorno di marzo, le donne si trovavano appunto al parco di Sappada con amici. Tra le varie attrazioni della struttura c’e infatti la possibilità di utilizzare per un’ora dei gommoni gonfiabili per scendere sulle piste. La bambina di Ghisetti, insieme ad un’amica aveva insistito perché la mamma la accompagnasse in questo gioco. E così Ghisetti e Martinello, acquistati i biglietti, hanno portato le due bambine alla partenza, per andare poi alla fine della discesa in attesa dell’arrivo delle piccole. Per qualche motivo, però, un gommone con a bordo due adulti, era partito subito dopo quello con a bordo le due bambine. Ghisetti, vedendolo arrivare, ha preso subito la figlia ed ha cominciato a correre verso l’uscita, ma il secondo gommone l’ha travolta e buttata a terra. Stessa sorte anche per l’amica.

Richieste rifiutate.

Allora, erano intervenuti pronto soccorso e polizia. Le donne, per quasi due mesi, non erano state in grado di lavorare. Una delle due, titolare di un negozio, aveva dovuto bloccare l’attività. Danno economico a cui si aggiungono disagi e spese per le cure. Le due amiche hanno presentato richiesta di risarcimento, ma dal parco nessuna risposta A quel punto, hanno deciso di rivolgersi ad un legale, che ha quantificato la richiesta di risarcimento in 50 mila euro. La causa sarebbe motivata dal fatto che, secondo l’avvocato Caldera, quel giorno non sarebbero state rispettate le misure di sicurezza. “La società – scrive il legale nell’atto di citazione – non aveva posto le adeguate e indispensabili protezioni per salvaguardare l’incolumità degli utenti. Quel giorno i tappeti frenanti coprivano in maniera parziale la fine del percorso”.