Patologia Non Vista Giovane “Condannato” a Non Avere Figli

Lunedì 22 gennaio 2018, Il Tirreno

patologia non vista malasanitàPatologia non vista giovane “condannato” a non avere figli

L’ospedale paga 170mila euro a un paziente di 32 anni. Diagnosi errate due volte, asportato apparato genitale.

Due siviste o valutazioni diverse per usare un eufemismo, a distanza di anni, sulla stessa patologia per i medesimi organi.

Una mancata diagnosi che ha condannato un giovane a privarsi della possibilità di diventare padre. Almeno a livello biologico.

Per due volte nel reparto di urologia dell’Azienda ospedaliera non si sono accorti di una torsione testicolare di cui era affetto un paziente entrato in ospedale per quella patologia a 23 anni. E il risultato lo si è visto nel corso del tempo.

Nel 2008 ha perso il primo testicolo e nel 2013 anche l’altro è stato sostituito con una protesi.

Oggi il protagonista, suo malgrado della vicenda, ha 32 anni. E’ sposato, vive a Ortebello. E non potrà mai avere figli. Un’invalidità permanente che, anche tramite il Tribunale di Pisa ha trovato una riparazione del danno: quasi 170mila euro l’Aoup sborserà al paziente, assistito dallo Studio Legale Agazzi-Caldera di Mestre, specializzato in materia di responsabilità sanitaria e con cause in tutta Italia. In settimana davanti al giudice è stato perfezionato l’accordo transattivo. L’ospedale verserà 160mila euro per chiudere il contenzioso oltre a saldare quasi 9mila euro di spese legali alla controparte.

La richiesta danni risale al 2014. Il giovane a distanza di tempo viene sottoposto a due orchiectomie.

La prima nel 2008, poi nel 2013. Il consulto con alcuni specialisti sull’origine della duplice patologia lo induce a rivolgersi ad uno studio legale. Non riesce a capacitarsi di come sia stato possibile che per due volte i medici di urologia non abbiano visto che era affetto da epididimite acuta. Una torsione testicolare non capita al momento degli esami. Quando se ne sono resi conto, visto che il paziente continuava a stare male, era troppo tardi. E così nel 2008 l’allora 23enne subisce la prima mutilazione dei suoi organi genitali. Trascorsi alcuni anni il problema si ripropone.

L’iter-calvario è identico, dalla patologia all’epilogo. Sottovalutazione del caso, diagnosi che non centra il bersaglio. La conseguenza naturale dell’approccio ospedaliero resta il rimedio più drastico: l’asportazione del testicolo sostituto da una protesi.

Alla richiesta danni l’Aoup risponde respingendo le accuse.

Rifiuta di ammettere qualunque tipo di responsabilità. Parte la citazione a giudizio ed i primi tentativi di trovare un accordo falliscono. l’ospedale difende il reparto di urologia. Niente di cui scusarsi. Nè si parla di risarcimento.

Quando però, la causa va avanti e il giudice comincia a vedere perizie e consulenze, la storia prende un’altra piega. Anche il comitato di gestione sinistri dell’Aoup consiglia un’intesa che porti la vicenda fuori dal Tribunale. E’ il magistrato a proporre, attraverso un’ordinanza, una conciliazione tra le parti. Un accordo che viene raggiunto sulla cifra di 160mila euro. Il prezzo di due diagnosi mancate sulla stessa patologia che per il 32enne si sono trasformate in una sentenza senza appello di paternità negata.

2018-01-25T16:14:20+02:00 Gennaio 25th, 2018|sanità, stampa|