Seno Nuovo, Si Rompono Le Protesi. Multinazionale Costretta a Pagare

Sabato 17 novembre 2018, Il Gazzettino

Seno nuovo, si rompono le protesi. Multinazionale costretta a pagare

Il giudice riconosce 25 mila euro a un’istruttrice .

Treviso. Più grande, più bello, più tonico grazie anche all’aiutino che viene dal silicone. Lei una trevigiana 37enne, di professione istruttrice in una palestra, il seno lo voleva così. Ma il desiderio di arricchire le curve e impreziosire il suo fascino e la sua bellezza le si è ritorto contro come un boomerang. Anzi, è stato un vero calvario che nel 2008, a causa della formazione di alcuni noduli nell’area dei linfonodi, l’ha costretta a togliere tutto.

La causa.

La vicenda è approdata in tribunale dopo che L.P. ha inutilmente chiamato in causa la ditta produttrice delle protesi al silicone per essere risarcita. La multinazionale non le ha mai risposto e lei li ha trascinati davanti al giudice civile del Tribunale di Treviso, che le ha dato ragione, riconoscendole un risarcimento, compreso il danno biologico, di circa 25mila euro. Pochi soldi ma è la vittoria di Davide contro Golia perché a giudizio la 37enne aveva citato il colosso Allergan. La via crucis inizia, come detto, nel 2003, quando la donna decide di sottoporsi a quello che, in termine tecnico, viene definita una “mastoplastica additiva con impianto di protesi”. Tradotto: un seno più grande. Nel 2004 le viene praticata una revisione della tasca retromuscolare, intervento di controllo praticamente di routine. Ma è un passaggio fondamentale della causa perchè, secondo i legali della Allergan il medico che ha effettuato la procedura avrebbe rimosso e reimpiantato le stesse protesi, operazione che la ditta produttrice ha sostenuto in Tribunale “è in stridente contrasto con la regola scientifica e quanto indicato dal produttore”.

La svolta.

Ma è nel 2008 che iniziano i guai. A L.P. viene trovato un nodulo al seno. Viene rimosso e gli esami fortunatamente scongiurano il male peggiore ma mettono in evidenza che è reattivo al silicone. Dopo l’esame istologico si passa ad una risonanza magnetica il cui esito è clamoroso: entrambe le protesi si sono rotte, riversando a contatto con i tessuti il silicone. Ci sono altri noduli, anche questi reattivi come il primo trovato. E quindi bisogna procedere alla rimozione e alla sostituzione. Una rogna, magari anche qualche euro non previsto da spendere. Ma L.P. pensava che mettendo le protesi nuove il seno, che finalmente era come lo aveva sempre voluto, non avrebbe più avuto problemi.

La recidiva.

Sbagliato. A un anno di distanza si ripresentano le stesse sintomatologie e con quel quadro clinico il sospetto è che anche le nuove protesi si siano rotte. In un primo momento L.P. chiede chiarimenti alla Allergan, poi avvia le pratiche per il risarcimento dei danni. Che Allergan non le vuole riconoscere, rimarcando la qualità del prodotto messo sul mercato. Davanti al giudice il produttore delle protesi al silicone ha sostenuto che la rottura non sarebbe dipesa dalla protesi in se ma dal fatto che la 37enne svolgeva attività fisica come istruttrice in palestra e che nelle raccomandazioni sull’utilizzo del seno ” ritoccato” vi sarebbe proprio quella di evitare sport intensi. Assistita dall’avvocato Giorgio Caldera del Foro di Venezia L.P. è invece riuscita a dimostrare esattamente il contrario, in particolare grazie all’esito della perizia del tribunale.

2018-11-22T15:29:09+00:00 novembre 22nd, 2018|sanità, stampa|