Resta Appeso Per 30 Metri Alla Seggiovia, Chiede 28Mila Euro

Sabato 2 febbraio 2019, Il Gazzettino

Resta Appeso Per 30 Metri Alla Seggiovia, Chiede 28Mila Euro

Un professionista fa causa alla società che gestisce l’impianto.
L’INCIDENTE

VENEZIA. Si è fratturato un braccio a causa di un singolare incidente, avvenuto mentre si apprestava a prendere la seggiovia biposto “Fedare-Nuvolau” per risalire in direzione Averau/5Torri, nel comprensorio “5Torri” di Cortina d’Ampezzo.

Un professionista veneziano di 55anni, D.R., ha deciso di fare causa alla società che gestisce gli impianti di risalita, la Impianti Averau Srl, dopo che non ha sortito nessun risultato il tentativo di accordo bonario avviato dal suo legale, l’avvocato Giorgio Caldera, per ottenere il risarcimento di danni sofferti. Il gestore degli impianti, infatti, nega ogni responsabilità per l’accaduto.

L’episodio risale all’11 febbraio dello scorso anno ed è lo stesso protagonista, che quel giorno era salito a Cortina per trascorrere una giornata di divertimento sugli sci, a ricostruire l’incredibile incidente. Attorno a mezzogiorno, il professionista veneziano ha superato la barriera skipass e si posiziona sulla desta in attesa del seggiolino doppio. Alla sua sinistra si trova un ragazzo che, analogamente, attende di salire a bordo dell’impianto.

SOSPESO NEL VUOTO.

Pur trattandosi di seggiovia priva di sistema di rallentamento dei seggiolini, nessun addetto dell’impianto era presente per agevolare le operazioni di salita degli utenti: il ragazzo, colpito dal seggiolino, finisce contro il professionista veneziano che, nel tentativo di disimpegnarsi dalla salita, rimane incastrato con la mano sinistra tra la seduta ed il fermo centrale della barra orizzontale di sicurezza, chiusasi nel frattempo.

Il seggiolino continua il suo movimento e trascina il corpo del cinquantacinquenne, sospeso nel vuoto per oltre 30 metri fino al terzo pilone. Solo in quel momento, a seguito delle grida terrorizzate del malcapitato e a quelle degli altri sciatori presenti, il personale dell’impianto aziona il blocco di emergenza, consentendo così di dare corso alle operazioni di soccorso e di portare in salvo lo sciatore, rimasto aggrappato al seggiolino.

QUATTRO MESI DI MALATTIA.

A seguito dell’incidente, il cinquantacinquenne ha riportato la frattura del braccio sinistro con conseguente periodo di malattia e convalescenza protrattosi per quattro mesi, nel corso dei quali, si è visto impossibilitato a continuare a svolgere regolarmente la propria attività lavorativa. La parola passa ora al giudice, il quale sarà chiamato a stabilire se il gestore dell’impianto di risalita debba rispondere dell’accaduto e dunque risarcire il danno sofferto dal professionista, quantificato dal suo legale in 28 mila euro.

2019-02-07T11:12:11+00:00 Febbraio 7th, 2019|stampa, strada|