ULSS Condannata Ad Un Maxi-Risarcimento Di 260mila Euro

Sabato 13 aprile 2019, Il Gazzettino

ULSS Condannata Ad Un Maxi-Risarcimento Di 260mila Euro

Per gli errori commessi durante un intervento su una casalinga 64enne.
San Donà/Noventa.

L’Ulss 4 Veneto Orientale è stata condannata dal Tribunale civile di Venezia a risarcire con 261.284,82 euro una sessantaquattrenne  casalinga di Noventa di Piave, P.B., che nell’ottobre 2010 era stata operata all’ospedale di San Donà di Piave per un prolasso utero-vescicale. E da quell’intervento -considerato di routine- ne era uscita con un’emorragia intraoperatoria dell’intestino cieco con conseguente peritonite e paresi intra-operatoria del nervo sciatico popliteo interno ed esterno della gamba sinistra.

Era iniziato così un vero e proprio calvario per la paziente costretta a ripetuti ricoveri d’urgenza fino al maggio 2011. Dopo avere conseguito un parere specialistico che confermava l’inadeguato percorso diagnostico-terapeutico intrapreso dai sanitari dell’ospedale di San Donà di Piave, P.B. -tramite l’avvocato Giorgio Caldera del foro di Venezia- si rivolgeva alla magistratura chiedendo di nominare un medico-legale per valutare quanto accaduto e trovare, eventualmente, un accordo stragiudiziale.

Strada che però non ha avuto sbocchi costringendo la donna a citare in giudizio l’azienda Ulss 4 Veneto Orientale davanti al tribunale di Venezia con l’obiettivo di ottenere il dovuto risarcimento dei danni,

patrimoniali e non patrimoniali, subiti a causa dei gravi errori commessi dal personale sanitario dell’ospedale di San Dona di Piave. Nei giorni scorsi è stata depositata la sentenza con cui il giudice Alessandro Cabianca -a conclusione del processo- riconosciuta la responsabilità della struttura sanitaria, ha accordato alla danneggiata 261.284,82 euro come risarcimento, a cui poi aggiungere il rimborso delle spese legali e di consulenza tecnica.

Il tribunale, accogliendo la richiesta avanzata dall’avvocato della donna, ha anche aumentato del 40 per cento l’importo liquidato a titolo di ristoro del danno biologico

“per il grado elevato di sofferenza subito” onde garantire alla sessantaquattrenne la necessaria personalizzazione in considerazione della particolare sofferenza patita per i ripetuti ricoveri ospedalieri e i molteplici interventi chirurgici.

Un “danno biologico temporaneo e permanente”, scrive il giudice in sentenza, oltre all’inestetismo cicatriziale addominale conseguente agli interventi stessi.

2019-04-18T15:51:10+00:00 Aprile 18th, 2019|sanità, stampa|